martedì 7 settembre 2010

Italia, serva di Tripoli Muammar la farà : aspetti economico-finanziari - Parte II


L'islamizzazione più vicina è con maggiore probabilità quella economico-finanziaria. Essa incomincia in Italia, con la scalata libica alla sua banca più importante, Unicredit. Attualmente il fondo arabo Aabar ne detiene il 4,99%, la Banca Centrale libica il 4,61% e la LIA (Libyan Investement Authority) il 2,07%. Quest'ultima, secondo indiscrezioni, conterebbe di ampliare la propria quota fino al 5% del capitale (massimo consentito). Un pacchetto del 15% renderebbe Unicredit abbastanza islamica?
E' opportuno ricordare che la banca guidata da Alessandro Profumo è fondamentale per il sistema italiano, in quanto controlla anche Assicurazioni Generali, Telecom e Rcs. Al momento la quota libica si aggira attorno al 7% e potrebbe salire al 10%. Questo non significa che, ad oggi, la Libia non abbia il suo peso: Farhat Omar Bengdara è il vice-presidente di Unicredit oltre ad essere sia membro del board del fondo sovrano sia governatore della Banca Centralelibica. Gli azionisti di Tripoli ritengono che le quote di Lia e Banca Centrale libica debbano considerarsi distinte.
Il comitato di governance di Unicredit ha affidato al presidente Dieter Rampl il mandato di «intraprendere tutti i necessari approfondimenti» per rispondere alle chiarificazioni richieste da Bankitalia sull’entità dell’azionariato libico. Anche la Consob, per sua competenza, vuole ragguagli, persistendo il dubbio che la comunicazione delle quote non sia stata data seguendo le norme in materia. Profumo sostiene che i libici "hanno scento in modo del tutto autonomo di aumentare la loro partecipazione" e annuncia che gli sarà chiesto di "di fornire documentazione giuridica necessaria a valutare se sono indipendenti o no". Profumo temporeggia e non vuole certo inimicarsi gli uomini di Gheddafi che hanno offerto stabilità alle casse della banca dal 2008 sino ad oggi durante la crisi. Non trascuri, tuttavia, nemmeno le ragioni nazionali. Tra l’altro molti parlano di forti tensioni tra l’a.d. ed il presidente di Unicredit, non essendo stato quest’ultimo informato sulle operazioni libiche.
Idee più chiare le ha la Lega che, attraverso la Fondazione Cariverona, ha rappresentanza nell'azionariato Unicredit. "Non mi vengano a dire che la Banca Centrale ed il fondo sovrano libico ubbidiscono ad altri che non sia Gheddafi", rimbrotta seccamente Flavio Tosi, sindaco di Verona, nonchè noto esponente leghista.
Gli interessi della Libia non si limitano unicamente ad Unicredit. In tempi di crisi come quella contemporanea, nella quale v'è notevole mancanza di liquidità, rifiutare la disponibilità dell'amico dittatore Gheddafi? Egli dispone "di circa 65 miliardi di dollari, e punta a nuove partecipazioni in Eni, Impregilo, Finmeccanica, Terna e Generali". Lentamente sembra profilarsi l'aspirazione indubbiamente cannibalistica del Rais verso il mercato italiano, nel quale la sua ingerenza rischia di diventare smisurata.

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